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CI STA A CUORE!

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In ac abbiamo un cuore grande: nel nostro cuore trovano posto uomini e donne, bambini, ragazzi, adolescenti e giovani che abitano questo tempo, ciascuno con le proprie gioie e le fatiche quotidiane. ci sta a cuore la vita delle persone, la famiglia, il lavoro, la scuola e l’università, ma anche la sofferenza, la malattia, le fragilità di ognuno. Ci sta a cuore l’impegno a camminare accanto ai fratelli nelle esperienze quotidiane, condividendo le occasioni preziose riservate a ciascuno. ci sta a cuore l’incontro personale con il signore risorto, che passa attraverso una vita di fede autentica condivisa con la comunità cristiana, e la passione per la chiesa. Ci stanno a cuore soprattutto i poveri e gli “ultimi” di una società che spesso mette ai margini chi vive nella difficoltà e nella sofferenza.

In questo anno associativo, segnato dal Giubileo della Misericordia indetto da Papa Francesco, vogliamo ancora una volta aprire le porte del nostro cuore per testimoniare l’amore di Dio, consapevoli che «nella misericordia abbiamo la prova di come Dio ama» (cfr. Misericordiae Vultus n. 14). Con un cuore aperto ai fratelli, ai poveri soprattutto - insomma con un atteggiamento misericordioso - ci apprestiamo a vivere l’esperienza associativa in questo anno 2015-2016, desiderosi di metterci in cammino verso l’altro, facendo noi il primo passo e andando là dove si incontrano le vite delle persone.

L’esperienza associativa è senza dubbio un’opportunità significativa per vivere e testimoniare la misericordia. Dobbiamo solo metterci in ascolto del battito del nostro cuore, che si rallegra delle gioie dell’altro e condivide le difficoltà del fratello che soffre. La vita di gruppo e i momenti di incontro e di festa che stiamo per vivere ci aiuteranno a sperimentare la nostra vocazione alla misericordia, favorendo l’accoglienza di tutti, l’ascolto e la comprensione reciproca, il perdono chiesto e ricevuto, la riscoperta dell’amore incondizionato del Padre per i suoi figli. Ma non solo: l’Ac che sogniamo è un’Ac in uscita, capace di arrivare alle periferie dell’esistenza, andando incontro ai poveri delle nostre città, capace di uno sguardo attento sul Paese e sul mondo intero.

Per tutto questo ci sta a cuore la vita associativa. Quella dell’Azione cattolica è un’esperienza bella di vita e di fede che desideriamo condividere con tanti fratelli. Attraverso una rete fitta di legami buoni ci impegniamo, ancora una volta, ad avere un cuore che batte per l’altro, nella fraternità della vita cristiana, e a testimoniare l’amore del Padre nei contesti quotidiani della nostra esistenza. È un impegno che ci lega in Italia e nel mondo e che ogni anno si rinnova attraverso quel sì che afferma la nostra passione per la vita, la fede, la Chiesa e il mondo. Anche quest’anno l’Ac ci sta a cuore. Anche quest’anno ci stanno a cuore ragazzi, giovani e adulti di ogni parte d’Italia. Anche quest’anno ci stai a cuore tu, sì, proprio tu!

 

Monica Del Vecchio e Maurizio Semiglia
Responsabili Area Promozione Associativa Nazionale

Il Tempo dell'Attesa

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"Lavera tristezza non è quando, la sera, non sei atteso da nessuno al tuo rientro a casa, ma quando tu non attendi più nulla dalla vita. E la solitudine più nera, la soffri non quando trovi il focolare spento, ma quando non lo vuoi accendere più: nemmeno per un eventuale ospite di passaggio. Quando pensi, insomma, che per te la musica è finita. Ormai i giochi sono fatti. Nessun'anima verrà a bussare alla tua porta”

Con queste parole di Don Tonino Bello iniziamo il tempo forte dell’Avvento, un tempo in cui ogni segno, ogni personaggio, ogni parola tradisce la tensione dell’attesa. 

Cosa attendiamo per la nostra vita? 

O, cosa ancora più importante, chi attendiamo nella nostra vita?

Oggi, in un mondo sempre meno umano e umanizzante, forse attendiamo il calore di un abbraccio, l’intensità di un bacio, la tenerezza di una carezza. 

Oggi il mondo in guerra attende la pace, i popoli affamati di che nutrirsi e i profughi una terra sicura dove far crescere i propri figli dove poter guardare la loro vita e poter immaginare un futuro.

Attendere non vuol dire stare fermi, aspettare che gli eventi ci travolgano, che qualcuno bussi alla nostra porta o che il focolare di cui parla don Tonino si accenda solo.

Il tempo dell’attesa è caratterizzato, invece, da un dinamismo inaspettato. Non aspettiamo che qualcuno bussi alla porta del nostro cuore, ma alziamoci e bussiamo noi alla porta del cuore dell’uomo, siamo noi ad accendere il fuoco della fede sulla terra e ad alimentarlo con la nostra testimonianza, muoviamoci noi verso gli altri per dare quell’abbraccio, quel bacio, quella carezza che riscalda e dona luce nuova alla vita di tanti fratelli.

L’Avvento allora, non è solo il tempo dell’attesa, è il tempo in cui stare attenti, fare attenzione agli altri così come ci viene richiesto dal  Vangelo della I Domenica «state attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano». Essere attenti a noi stessi e ai nostri fratelli ci aiuta a non smarrire il cuore, a non appesantirlo di paure e de­lusioni. Al contrario il rischio quotidiano è una vita dormiente, incapace di cogliere arrivi ed inizi, albe e sorgenti. 

Vivere attenti. Attenti alle persone, alle loro parole, ai loro silenzi, alle domande mute, ad ogni offerta di tenerezza, alla bellezza del loro essere, come noi, vite gravide di Dio.  Attenti al mondo, al nostro pianeta barbaro e magnifico, alle sue creature più piccole e indispensabili: l'acqua, l'aria, le piante... 

Attenti a ciò che accade nel cuore e nel piccolo spazio di realtà in cui viviamo e operiamo. Attenti alla vita e al cammino della nostra Associazione.

Che questo sia per ognuno di noi il tempo in cui ci alziamo per andare incontro agli altri con gli occhi aperti, con lo sguardo carico di amore e di misericordia, che sia il tempo in cui, da uomini nuovi in Cristo Gesù, possiamo con le nostre azioni dare vita nuova a mondo che Dio ha messo nelle nostre mani.

Maria la Donna dell'attesa vegli sempre sul nostro cammino.

Buon Avvento e che il Signore benedica voi e le vostre famiglie!

                                                                                    Don Giuseppe Amato

Con il cuore infranto, cerchiamo la Pace

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In questo momento di tragica sofferenza per la Francia, l’Europa e il mondo intero, l’Azione Cattolica della Diocesi di Cefalù, si unisce alla preghiera e al cordoglio per quanti sono morti e per i feriti a causa degli attacchi terroristici a Parigi. Questo gesto, che ferisce profondamente il senso autentico dell’essere uomini e lo viola, ci lascia sconcertati.

Non possiamo rimanere in silenzio, ma ribadire con fermezza l’incondizionato no alla violenza, che non può essere giustificata con la religione nè trovare ragioni umane - come ha detto con dolore ieri mattina Papa Francesco. La violenza può solo generare altra violenza, non solo fisica, ma purtroppo anche verbale e culturale. Queste forme di violenza ci portano solo all’odio e alla chiusura.

Lo sdegno e la rabbia sono normali sentimenti che nel momento proviamo, ma non possono caratterizzare la nostra risposta di uomini e cristiani. La preghiera per la pace sia elemento costitutivo del nostro essere seguaci di Cristo. Lo stile della pace, con le azioni, l’apertura al dialogo e al confronto, sia allora la risposta che quotidianamente offriamo al mondo.

La formazione delle coscienze, che come associazione ci poniamo come obbiettivo da sempre, ci deve spingere ad approfondire questi temi, a ragionare e riflettere. Alla risposta emotiva dobbiamo essere capaci di associare una risposta formativa ed educativa che generi scelte mature e responsabili.

I nostri gruppi affrontino la discussione sugli eventi tragici di questo momento. La preghiera sia innanzi tutto la luce che illumina la nostra discussione. Invitiamo tutti i gruppi, giovani, adulti e ragazzi, a pregare per quanti soffrono in questo momento, per quanti sono stati strappati da questo mondo, ma anche per quanti cercano le risposte nell’odio e nell’ulteriore violenza. Ma invitiamo anche i gruppi e i soci di AC a dialogare e fare scelte che abbiano effetti nel quotidiano concreto. Sarà uno sforzo fecondo che genererà frutti soltanto nel lungo termine, ma dobbiamo avere speranza.

Con il cuore infranto, preghiamo per le vittime, per i loro familiari e per tutto il popolo francese e affidiamoci a Maria SS. di Gibilmanna perchè ci accompagni sempre e ci aiuti ad essere costruttori di pace.

La Presidenza Diocesana

La Chiesa in Cammino a Firenze 2015

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Papa Francesco all'uscita  dalla Cattedrale di Firenze

Si è aperto ieri pomeriggio il V Convegno Ecclesiale nazionale a Firenze, dopo un cammino di preparazione durato più di due anni. La Chiesa italiana ha scelto lo stile sinodale per discutere del rapporto tra fede e e storia, tra Chiesa e Paese, ma anche per verificare lo stato di attuazione del Concilio Vaticano II, come ha detto ieri nella prolusione Mons. Nosiglia, vescovo di Torino e Presidente del comitato preparatorio del convegno.

L'umanità perfetta di Cristo è il modello da seguire per realizzare un umanesimo nuovo. La concretezza dei gesti e delle azioni del Signore che si è incarnato per noi è quindi il termine di paragone per i lavori del convegno. Concretezza che sin dalla preparazione è stata ricercata, per evitare che il convegno risultasse uno sterile esercizio, ma potesse produrre dialogo e quindi progettualità. 

La presenza del Papa oggi ha ancora una volta spinto la Chiesa a essere presenza dell'amore del Signore nel mondo e assumere il Suo volto misericordioso.

Viaggiando verso … la Festa del Ciao!

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Fervono i preparativi nella piccola comunità di Montemaggiore Belsito che ospietà la festa del Ciao 2015. Già da tempo, i ragazzi dell’ACR insieme ai loro educatori e ai loro genitori si sono messi in moto per prepararsi al tanto atteso evento. Il Primo obiettivo prefissato è quello di sensibilizzare tutta la città, perché la festa possa essere un momento significativo, non solo per i soci di AC, ma per tutta la comunità. Perciò, dall’inizio di ottobre i nostri ragazzi si sono messi in viaggio, con lo stile che da sempre caratterizza l’AC. “Viaggiando” abbiamo percorso le strade del nostro paese, abbiamo fatto festa tra la gente che ci ha aspettato e accolto; abbiamo portato nei luoghi del nostro quotidiano la freschezza e la spontaneità dei nostri ragazzi, il loro entusiasmo e la loro vivacità; abbiamo percorso le nostre strade pregando, accompagnati dallo sguardo materno di Maria che per prima si mise in viaggio per portare la bella notizia alla parente Elisabetta. E se molto è quello che abbiamo dato in questo viaggio, molto di più è quello che abbiamo ricevuto.