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“Prendi posto!”, il racconto della Festa del Ciao piatto per piatto

Soffiava un vento di scirocco domenica mattina quando, una per una, le parrocchie della nostra diocesi si sono messe in viaggio per raggiungere Bompietro. 

Dentro ogni autobus, ciascuno ai loro posti – tranne i soliti facinorosi – i ragazzi schiamazzavano, molti non sapevano cosa li aspettava. Tuttavia, si sa che basta dire “festa” per raccogliere il loro entusiasmo. A noi piace pensare che basti dire ACR per calarsi nel mood giusto: quello della Festa del Ciao!

 

Con pochi sabato alle spalle, quella di Bompietro sarebbe stata una prima volta per molti accierrini che si affacciavano al mondo associativo diocesano. A dirla tutta, è stata un’esperienza nuova anche per chi l’ha organizzata questa festa. 

L’equipe diocesana ACR si è incontrata per programmare la giornata avendo chiare tutte le criticità che l’articolazione vive in questo momento: l’assottigliamento dei numeri dei ragazzi, la fatica dei gruppi parrocchiali a rimanere costanti, il respiro diocesano che a molti educatori manca, e questo tempo che ci consegna sfide educative nuove perché nuove sono le esperienze del quotidiano che i ragazzi vivono.

Pertanto, abbiamo provato a prendere le misure a questo cambiamento e tutti insieme, quanti hanno organizzato e quanti hanno permesso ai ragazzi di partecipare, accogliendo per primi l’invito, abbiamo sperimentato linguaggi nuovi che speriamo siano arrivati dalle mani al cuore di ogni ragazzo presente a Bompietro.

Il paese allora è diventato un grande laboratorio a tema cucina, dall’arrivo, quando una per una le parrocchie hanno consegnato i biscotti preparati con cura dai ragazzi nei giorni precedenti, all’inizio delle attività quando su note francesi, hanno fatto ingresso i personaggi misteriosi e i loro piatti segreti che uno per uno sono stati svelati

Il cielo coperto di nuvole e quella fastidiosa pioggia ad acquazzoni hanno messo alla prova il nostro entusiasmo, ma quando mai ai piccoli è importato che piovesse se potevano stare insieme e lasciarsi trascinare in mondi conosciuti e familiari, dove Biancaneve incontra Homer Simpson e ben due regine dividono il regno?

Ecco cosa ha fatto la differenza, nonostante il tempo: la voglia di esserci per scoprire cosa sarebbe accaduto di lì a poco. 

Con lo stesso spirito abbiamo celebrato l’Eucaristia, insieme al nostro Vescovo Giuseppe che ha spiegato un altro piccolo mistero: “Ciao nella sua accezione più antica voleva dire schiavo e schiavo era colui che si metteva al servizio di qualcun altro”; poi si è ambientato nella nostra cucina e ha restituito un importante messaggio a tutti i presenti: non si mangia solo con la bocca, ma anche con le orecchie e con gli occhi; la Parola è nutrimento, si ascolta e si osserva. 

E mette in moto, abbiamo voluto aggiungere con l’attività successiva: i ragazzi e i loro educatori, a piccoli gruppi, sono stati condotti proprio nelle stanze più intime delle case, le cucine di ogni abitazione, dove, sopraggiunta l’ora del pranzo stavano per essere bandite le tavole. E che tavole! Quelle della domenica, con i tovaglioli migliori e le tovaglie a intaglio; lo sanno bene proprio loro, i ragazzi, che senza vergogna, hanno superato la soglia di ogni porta e si sono impegnati per apparecchiare. Alle famiglie incontrate hanno donato i loro biscotti, poi si sono intrattenuti per qualche scatto e decine di sorrisi. 

Se essere accolti e mettersi al servizio sono stati gli obiettivi della mattinata, la condivisione e la carità sono state lo sfondo più importante del pomeriggio di festa. 

Nessuno più pensava alla pioggia, così Piazza delle Rimembranze si è colorata: erano circa 220 i ragazzi presenti e altri 145 i loro educatori e accompagnatori; quindici parrocchie, tredici delle quale attendevano anche l’esito del contest per il quale avevano dovuto realizzare i biscotti.

Prima però, era tempo di sfida a colpi di spesa: ogni gioco metteva in palio un montepremi, ogni squadra ha giocato per ottenerne più delle altre. I giochi hanno rivelato che più di ogni altra cosa siamo ciò che mangiamo e che in cucina può davvero succedere di tutto: così Indovina Chi è diventato umano, e il gioco del fazzoletto è servito per acconciare uno chef-manichino, decine e più piatti per scoprire chi fossero nel gioco del “se fossi…” e strani connubi tra musica e parole e tra parole e oggetti nascosti in scatole misteriose. I sacchetti si riempivano mentre, per condire abbiamo scelto i passi dell’inno di quest’anno, quello ufficiale e quello ufficioso, nella versione ideata dalla parrocchia di Gangi, SS. Salvatore. 

Alle 16 il gioco era fatto, dietro le quinte intanto, un’attenta commissione aveva portato a compimento il proprio lavoro di giudizio, decretando il vincitore della prima edizione del concorso “Valeria Cortina”. E non sarà stato un caso se, negli istanti in cui si è levato l’applauso per Valeria, ricordata insieme alla sua famiglia, presente con noi domenica, alzando gli occhi al cielo abbiamo visto le nuvole rincorrersi per fare posto a uno sprazzo di cielo azzurro. 

Anche per questa festa Valeria aveva fatto la sua parte.

I biscotti più buoni sono risultati quelli della parrocchia San Francesco, di Cefalù. Miriam e Massimo sono stati premiati dal signor Enzo, il papà di Valeria. 

Poi abbiamo pregato di nuovo e prima di andar via, tutti siamo tornati a guardare il cielo. Foto di gruppo. Non mancava più nessuno.

Sofia D’Arrigo

Responsabile Diocesana ACR

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