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Diocesi di Cefalù

Cefalù fu già sede vescovile nel primo millennio, ma la data della sua erezione è incerta. In un elenco di episcopati siciliani dell'anno 680 compare il vescovo di Cefalù, insieme a quelli di Termini, Tindari, Malta e Lipari. Nel marzo dell'866 compare nella Diatiposi (elenco bizantino di diocesi) come suffraganea dell'arcidiocesi di Siracusa. Si conosce un solo vescovo, Niceta, presente al Concilio di Costantinopoli dell'869-870. Durante la dominazione araba la diocesi di Cefalù fu soppressa, come tutte le strutture ecclesiastiche dell'isola.

La diocesi fu ripristinata il 4 settembre 1131  dall'antipapa Anacleto II su richiesta di Ruggero II di Sicilia. Originariamente era suffraganea dell'arcidiocesi di Messina. L'anno precedente Ruggero aveva eletto vescovo il proprio vescovo Iocelmo, che però non ricevette l'approvazione della Santa Sede e non fu mai consacrato, così come i suoi immediati successori.

In origine il vescovo era lo stesso priore del capitolo , che seguiva la regola monastica. Il capitolo era stato eretto nel giugno dello stesso 1131 da Ruggero II, come filiazione del monastero dei canonici agostiniani del monasterocalabrese di Santa Maria di Bagnara.

La diocesi aveva un vasto potere temporale grazie alle fondazioni feudali di Ruggero II nel 1145  e un notevole patrimonio terriero. Per alcuni secoli dalla creazione della diocesi convissero anche nella liturgia della cattedrale ilrito latino e quello bizantino. Per quanto riguarda il rito latino, si sa che fu adottato il Librus Cantus Chori del monastero benedettino di San Gallo, già adottato dal monastero di Bagnara.

Il diritto di nomina dei vescovi, secondo il regime siciliano dell'Apostolica Legazia di Sicilia , spetta ai sovrani, con conferma da parte della Santa Sede: l'esercizio di questo diritto creò con il tempo alcuni contrasti, per cui alcuni vescovi eletti non furono confermati. In realtà i candidati erano scelti dal capitolo e successivamente nominati dal sovrano.

Bosone de Gorram fu il primo vescovo legittimo, approvato dalla Santa Sede  nel 1157, terminato lo scisma di Anacleto II. Il 9 aprile 1171 l'erezione della diocesi fu confermata con la bolla Quoniam sicut rerum di papa Alessandro III.

All'inizio del XIII secolo  nacque la prima opera caritativa della diocesi: un ospizio per i poveri.

Nel 1546  fu aperta una casa di cura per gli infermi, gestita dall'arciconfraternita della Santissima Annunziata.

Dopo il Concilio di Trento  le tradizioni liturgiche proprie della diocesi dovettero cedere il passo all'omologazione al rito romano. Invece non fu recepita l'istituzione dellaparrocchia: le chiese della diocesi erano affidate a vicari curate, mentre il vescovo era l'unico parroco della diocesi. Questa organizzazione pastorale accentrata era diffusa in altre diocesi siciliane, ad esempio in quella di Catania. Si deve al vescovo Francesco Gonzaga l'istituzione nel 1588 del seminario diocesano.

L'epoca della Controriforma  è segnata profondamente dall'arrivo di nuovi ordini religiosi: mentre i domenicani erano già presenti dal 1502, si stabilirono a Cefalù glieremitani, i minori osservanti, i carmelitani e i mercedari. A Polizzi Generosa i carmelitani e i fatebenefratelli si aggiunsero al monastero domenicano fondato nel 1420e alla casa dei cappuccini istituita nel 1538. Soprattutto si diffuse la famiglia francescana: i conventuali a Collesano, a Tusa, a Gratteri, a Isnello, a Santo Stefano di Camastra; i minori osservanti a Collesano, a Mistretta, a Castel di Lucio, a Caltavuturo; i cappuccini a Collesano, a Mistretta, a Pettineo, a Gibilmanna.

Nel 1635  sorse un'altra opera caritativa: un orfanotrofio per ragazze povere. Nel 1648 fu istituito un monte di pietà, dedicato a san Didaco, i cui proventi erano utilizzati per finanziare l'ospedale.

Il 22 settembre 1671  il capitolo della cattedrale fu secolarizzato con una bolla di papa Leone X.

Nel XVII secolo  i vescovi iniziarono ad occuparsi della gestione di un Monte di prestiti, intitolato alle Anime sante del Purgatorio, ma più noto come Monte Costa. In epoca risorgimentale le autorità civili tenteranno di estromettere i vescovi dalla nomina degli amministratori e la controversia si risolverà solo nel 1905, quando i vescovi vedranno confermati i propri diritti.

La diocesi ebbe un lungo periodo di sede vacante  tra il 1716 e il 1732, per la controversia sull'estinzione della Legazia apostolica che opponeva papa Clemente IX al re di Sicilia Carlo IV.

Verso la fine del secolo, durante l'episcopato di Gioacchino Castelli, i vescovi furono allontanati dalla gestione dell'ospedale, da allora riservata all'autorità civile e all'arciconfraternita dell'Annunziata.

Il 20 maggio 1844  entrò a far parte della provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Palermo in forza della bolla In suprema militantis Ecclesiae specula di papa Gregorio XVI. La stessa bolla stabilì per la diocesi ampie variazioni territoriali: Castel di Lucio, Mistretta, Motta d'Affermo, Pettineo, Reitano, Santo Stefano di Camastra, Tusa furono cedute alla diocesi di PattiCerda all'arcidiocesi di Palermo e Vallelunga Pratameno alla diocesi di Caltanissetta, mentre CastelbuonoPetralia SottanaPetralia SopranaGeraci SiculoGangi e San Mauro Castelverde furono aggregate alla diocesi.

Nella seconda metà del XIX secolo  la diocesi costituiva un'unica parrocchia e il vescovo era l'unico parroco. La diocesi riuscì a salvarsi dall'incameramento dei beni della mensa vescovile previsto dalla legge n° 3838 del 1867 dimostrando che il vescovo era appunto l'unico parroco della diocesi e che i beni erano quindi annessi alla cura d'anime.

Nell'ultimo ventennio del secolo nacquero le prime società operaie cattoliche, incrementate dopo l'enciclica  Rerum Novarum del 1891. Il vescovo d'Alessandro fu però poco interessato alla problematica sociale e mentre l'Opera dei Congressi aveva una lenta ed incompleta diffusione i lavoratori guardavano con insoddisfazione l'amministrazione delle opere sociali. Severo fu anche il successore di d'Alessandro, Anselmo Evangelista Sansoni, che guardava con sospette tutte le associazioni laicali, anche quelle che si tenevano distanti dal temuto socialismo. Proprio questo timore però condusse alla diffusione di opere caritative tradizionali.

Il 2 febbraio 1987  è stato eretto l'Istituto superiore di scienze religiose Mariano Campo con decreto del vescovo Emanuele Catarinicchia, approvato definitivamente il 10 luglio 1993.

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